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La rivettatrice dei record

  • 3 mag 2020
  • Tempo di lettura: 1 min


la rivettatrice dei record

Le donne, ad esempio. Le donne come esempio.


Nel 1890 scade il brevetto Levi Strauss del pantalone da lavoro coi caratteristici rivetti metallici. Da allora tutti possono produrre i jeans, ma non tutti li possono indossare.

Per le donne dell’epoca, ad esempio, indossare i pantaloni è un vero tabù sociale. Solo durante la seconda guerra mondiale anche le donne iniziano a vestire il denim e lo fanno nelle fabbriche, dove sostituiscono nelle produzioni belliche i soldati chiamati al fronte.



Per ragioni di sicurezza le operaie svestono le gonne e indossano i più resistenti jeans e diventano Soldiers of Production. Rosie la rivettatrice è icona di quegli anni: nata nel 1943 dalle mani del pittore Norman Rockwell per la copertina del Saturday Evening Post, Rosy è un'operaia americana in pausa pranzo, toast in mano e piede su una copia del Mein Kampf.


Esiste anche la più famosa Rosie illustrata da Howard Miller, quella creata come poster motivazionale per le operaie e poi divenuta volto simbolico del noto We can do it!


In vita, invece, Rosie fu Rosina Bonavita: la rivettatrice dei record. Nata da immigrati italiani, Rosina lavora alla General Motors e con una collega stabilisce il record di rivettatura della sezione di un bombardiere: più di 3.000 rivetti in 8 ore.

Le battaglie non vedono tutti i soldati impegnati al fronte. Alcune battaglie non sono neanche visibili e spesso si tratta di quelle che danno le donne come esempio: combattenti silenziose di guerre eterne nonostante i traguardi da record.

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