Felicja Curylowa
- 8 gen 2023
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 1 lug

C'è un villaggio nel sud della Polonia, il suo nome è Zalipie. Dovesse prendervi voglia di cercarne notizia, leggereste del villaggio in fiore o del paese dipinto o, anche, del villaggio a colori. Lì, infatti, meno di 800 anime abitano case interamente dipinte, che raccontano una storia fatta di tradizione, necessità, emancipazione e identità. Una storia di bellezza.

A Zalipie, sul finire del XIX secolo, iniziò a prendere vita la pittura murale con la finalità pratica di dare luce agli interni fumosi e fuligginosi delle case, dove non esistevano camini e i focolari domestici annerivano i muri. Furono le massaie che, sulle pareti di case e pollai, iniziarono a disegnare i paćki: cerchi fatti di calce mescolata a cenere di legno. Nei momenti di sosta dai lavori agricoli più importanti, le donne fabbricavano dei pennelli con i crini di mucca e mescolavano i materiali con l'acqua di cottura degli alimenti, per poi realizzare i paćki rigorosamente a mano e senza stencil.
Quando l'edilizia iniziò a integrare le canne fumarie le donne non abbandonarono questo particolare tipo di pittura in bianco e nero e, anzi, la arricchirono ed estesero a pozzi ed esterni vari, integrando pian piano i tipici motivi floreali della tradizione locale. È per merito di una donna in particolare, però, che questa tecnica pittorica abbraccia il colore. Nel 1914, all'età di 10 anni, Felicja Curylowa realizza i primi paćki policromi sul soffitto della sua casa. Fin da bambina Felicja si dedica anche al ricamo e al ritaglio e assemblaggio di materiali naturali, ma crescendo acquisisce una tecnica pittorica sempre più ricca in motivi e si dedica completamente alla pittura dei suoi fiori a colori, riprendendo gli elementi della tradizione del ricamo polacco. Il suo entusiasmo è tale che diventa di ispirazione per altre donne, a cui si offre di insegnare, e che a loro volta iniziano a colorare interni ed esterni delle loro abitazioni. Felicja non ha mai smesso di dipingere, né con l'occupazione nazista né sotto la Repubblica popolare di Polonia. È stata anche riferimento per la sua comunità contribuendo all'elettrificazione di Zalipie, alla costruzione di strade asfaltate, al drenaggio dei terreni di quelle zone, a diffondere e riprendere la tradizione del ricamo polacco in rosso e nero. Ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a costruire la Casa dei pittori, e pur non potendo assistere all'apertura di questa dimora, oggi il suo Dom Malarek è realtà, crocevia di tanti artisti folk e culla di importanti iniziative culturali.
Felicja ha espresso il suo talento quasi esclusivamente nell'arte applicata, la sua tecnica però non lascia dubbi che questa, più che una limitazione, sia stata la scelta ponderata di una donna pratica, che ha fatto della realizzazione delle possibilità concrete la sua strada di avvicinamento ai sogni.
Fino alla fine Felicja ha dipinto ogni superficie, perfino le piastrelle che ha preparato negli anni e che, per sua precisa disposizione, oggi decorano la sua tomba. Per la morte ha lasciato istruzioni dettagliate anche sulla divisione dei beni e sul funerale. Ma dove davvero la morte non l'ha colta impreparata è stato in vita, perché Felicja ha coltivato ogni suo giorno sapendo che la bellezza è madre di ogni ricchezza, poiché da quella ogni altra consegue e decuplica, per la naturale possibilità che ha il bello di essere condiviso e di educare.
C'è un villaggio nel sud della Polonia, il suo nome è Zalipie. E se tutti oggi possiamo ammirarlo è anche per merito di una donna pratica, artista e benefattrice.
Su questa vecchia camicia l'upcycling è ispirato a lei e ai tradizionali elementi del ricamo polacco a due colori. Il terzo colore è aggiunto perché sia policromia, il tocco con cui Felicja Curylowa ha innovato la più antica delle tradizioni del suo folklore, nata da una necessità pari a quella che abbiamo di coltivare la bellezza.


