Alfonsina Strada
- 21 feb 2023
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Aggiornamento: 8 lug

Alfonsina Morini Strada (1891-1959), bellezza in bicicletta. Altrimenti nota come "il diavolo in gonnella" o "la regina della pedivella".
Seconda di dieci figli, Alfonsina cresce in una famiglia di braccianti che lavorava le campagne emiliane. Impara a pedalare da bimba usando un mezzo acquistato dal padre che era ai limiti della rottamazione. Quello con la bici è amore a prima vista e, anche se la famiglia non approva la sua passione, Alfonsina non rinuncia. Già a 14 anni, con la scusa di andare alla messa, inizia invece a partecipare alle prime gare ciclistiche. Solo con il matrimonio sarà libera di coltivare la sua passione apertamente. Luigi Strada sarà suo sposo, sostenitore e manager, dando ad Alfonsina il cognome augurale più appropriato a quella che sarà una lunga carriera da ciclista, appunto, su strada.
Nel 1907 partecipa alle prime prime gare importanti a Torino, dove la già forte tradizione ciclistica permetteva alle donne su due ruote di non dare particolare scandalo. Nel 1909 riceve una medaglia dallo zar al Grand prix di Pietroburgo, nel 1911 stabilisce il record mondiale di velocità femminile e nel 1917 fa richiesta di ammissione al Giro di Lombardia. Il Giro è una corsa di fatto maschile alla quale però nessun regolamento esplicito pone il divieto di partecipazione alle donne. Così Angelina parte insieme ad altri 43 ciclisti, tra cui nomi noti come Girardengo, Thys e Pélissier. Arriverà ultima, ma prima di altri 20 corridori che nemmeno taglieranno il traguardo. Partecipa allo stesso Giro anche l'anno successivo e guadagna una posizione rispetto all'anno prima, superando il ciclista Carlo Colombo allo sprint finale. Nel 1924 il marito viene ricoverato in manicomio e la paga da sarta di Alfonsina non è più sufficiente a mantenere la famiglia, così lei decide di iscriversi al Giro d'Italia. Quello fu l'anno in cui le società sportive più importanti, vedendosi negata la richiesta di ricompense in denaro, fecero cadere sul giro importanti defezioni. Gli organizzatori la ammisero, forse intravedendo nella partecipazione di una donna l'occasione di rilanciare l'attenzione sulla corsa. La notizia si sparse rapidamente e portò fiumi di curiosi lungo le tappe. Alfonsina tagliò ogni traguardo a fatica e per ultima, ma sempre accolta da ammiratori, fiori, striscioni e donazioni in denaro. Lei che non chiedeva agli organizzatori ricompense in moneta le ricevette comunque, in segno di riconoscimento e sostegno da parte della popolazione di appassionati del ciclismo e non.
Il 14 maggio 1924 Zambaldi scrive su La Gazzetta dello Sport di come "in sole due tappe la popolarità di questa 𝙙𝙤𝙣𝙣𝙞𝙣𝙖 si è fatta più grande di quella di tutti i campioni assenti messi insieme".
Ormai restava solo un diminutivo linguistico per fare piccola la grande donna che non guadagnando traguardi, a quel giro, vinse tutto.
Alfonsina Strada è una pioniera della parificazione tra sport maschili e femminili, la Billie Jean King dello stivale. Ha dato seguito all'ideale dello spirito olimpico espresso dal barone de Cubertin, che sposta il valore dello sport dalla vittoria alla partecipazione come strumento sociale di spinta democratica. Alfonsina ha corso per la battaglia più importante, quella che si vince anche arrivando sempre ultimi. Ha dimostrato che in ogni competizione, anche in quella più seria, la mano migliore è quella in cui usare le carte della determinazione, della pazienza e della fede salda in te stesso.
Alfonsina, soprattutto, è la testimonianza che le carte vincenti non vengono date in dote alla nascita, ma dipendono dal coraggio individuale di opporsi pacificamente ad ogni contesto avverso e che il vero asso nella manica è tentare, sempre, con tenacia e passione.
Su questa giacca l'upcycling si ispira alle carte da gioco. Quelle simmetriche, diversamente da quelle a figura intera, impediscono di usare il verso della carta come segnale di gioco, consentendo quindi una competizione più corretta. Anche nella scelta dei colori e delle tecniche resta il riferimento alle carte, che venivano inizialmente dipinte con la tecnica del pouchoir (una sorta di stencil) con pochi colori a contrasto.
Il noto brano del titolo portato al successo da Silvana Pampanini racconta proprio di Alfonsina, come anche la canzone che i Têtes de Bois hanno inserito nel loro concept album dedicato alla bicicletta (Alfonsina e la bici).
Io dedico questa piccola narrazione a mio papà, giovane campione regionale di ciclismo che sulla bici ha trovato il suo ultimo giorno e che in vita ha giocato sempre le stesse carte di Alfonsina, anche e soprattutto nei giochi più seri.


