Donne olimpioniche
- 3 mag 2020
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È il 1928 e ad Amsterdam si giocano le olimpiadi delle prime volte.
In cima a una torre dello stadio viene infatti accesa la prima fiamma olimpica, che sarà tenuta viva per tutta la durata giochi. Bisognerà poi attendere il 1936 per seguire il viaggio della fiamma passata in staffetta come torcia.
Quell’anno è anche quello dell’entrata in vigore della regola generale per l’ordine delle nazioni durante la parata: la Grecia alla guida, il paese ospitante a chiudere e tutti gli altri in rigoroso ordine alfabetico.
Alle olimpiadi di Amsterdam inizia anche la sponsorizzazione globale dei giochi e quell’anno il partner olimpico globale è Coca-Cola, che porta migliaia di casse di bibite per atleti e pubblico.
Il primato storicamente più rilevante, però, è che quelle olimpiadi aprono le porte alle donne.
Poco importa se a giochi conclusi la stampa definirà “straziante” lo spettacolo delle donne sfinite al traguardo delle competizioni più impegnative. Non fa nulla se il battage da parte delle testate più conservatrici sarà tale che il Comitato Olimpico Internazionale cancellerà le gare oltre i 200 metri per i successivi 32 anni. Poco conta ogni propaganda patriarcale, perchè nessuno cancellerà le vittorie - reali e simboliche - di Helene Schmidt e Lina Radke, donne olimpioniche rispettivamente bronzo nella 4x100 mt e oro negli 800 mt. Entrambe avevano ai piedi le scarpe di Adi Dassler, futuro fondatore di Adidas e mente tecnica dietro al brand. Per le olimpiadi del 1928 Adi aveva progettato un disegno per la suola chiodata specifico per ciascuna delle due atlete e convinse Helene e Lina a indossare quei prototipi nelle loro gare.
La storia è disseminata di esempi che spingono le donne alla rinuncia o che le obbligano all’esclusione per l'opinione maschile che le loro straordinarie vittorie non sarebbero spettacolo. Il record di Lina resterà imbattuto per 6 anni in tutti gli altri circuiti internazionali che non vietarono alle donne velocità prolungata, mezzofondo e fondo.
A dimostrazione che l’eccellenza delle donne inizia da prima che gli uomini decidano di riconoscerla e che la corsa per i diritti non si arresta, che si faccia su scarpette chiodate o sui tacchi.


