Be true
- 2 giu 2022
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Aggiornamento: 3 giorni fa

Quando ho comprato questa giacca, decenni fa, non avrei mai immaginato due cose in particolare.
La prima era che durasse così a lungo. Poteva stancarmi, passare di moda, potevo ingrassarmi o dimagrire, avrei anche potuto perderla nei vari traslochi che poi sono seguiti. In effetti credo sia l'unico capo sopravvissuto della me di allora, insieme alla sempre valida ispirazione che ho ricamato sulle spalle: "be true!".
La seconda cosa che non immaginavo era che un giorno avrei riqualificato questa giacca.
Anni fa ricamavo a punto croce: qualche cuscino ogni tanto come regalo per amici e parenti o lenzuolini e copertine nascita per altri lieti eventi. Approcciavo il ricamo come un passatempo che aveva impiego utile. Anni dopo mi sono resa conto che attribuire una finalità al gesto ne riduce il senso.

Quando ho iniziato a ricamare questo giubbino vecchio di almeno 25 anni, non pensavo al lavoro come poi l'ho realizzato. Ho preparto l'illustrazione, l'ho posizionata sul jeans e l'ho ricalcata. Dopo ho scelto i colori come facevo dalla scatola di pastelli quando ne avevo una: rosa, verde, celeste, rosso e giallo, i colori di volti, prati, cieli e fiori che tratteggiavo da bambina. Ho iniziato dalla cornice e ho insistito oltre ogni punto difficile. Per ogni parte ho atteso di vederla completata, anche quando non mi convinceva del tutto. Man mano che si componeva il ricamo, ogni pezzo prendeva senso insieme all'altro e tutte le imprecisioni, quasi impossibili da ignorare appena le notavo, trovavano improvvisamente un equilibrio diventando contributo all'insieme.
Se per la cornice sono rimasta fedele al primo disegno, per la scritta centrale ho cambiato lettering. Avevo scelto uno stile molto grafico che, terminata la cornice, mi sembrava non appartenesse a questo progetto. Così ho ridisegnato ogni lettera e a quel punto scelto il colore e il punto e, anche per quelli, mi sono data il tempo di concludere il ricamo per verificarne l'adeguatezza nell'impatto finale.

Non usando il ditale, a fine lavoro il dito medio della mia mano destra era spellato e ferito dalla cruna che ho dovuto spingere per attraversare un tessuto ormai morbido, ma comunque consistente e messo in tensione sul telaio. L'indice della mano sinistra era ruvido come una grattugia, puntellato dall'ago per aver recuperato sul retro del jeans ogni passaggio. La cervicale è stata poi la lunga eco di questo lavoro e gli occhi hanno cercato un orizzonte lontano dopo ore e ore fissi a pochi centimetri dal volto.
Ma sono soddisfatta di questo lavoro e di quanto mi insegna ogni volta il ricamo: scegliere con cura e restare in quella attesa che non è immobilismo, ma un procedere vigile e paziente, osservare le parti nel loro senso per l'intero, tornare all'ispirazione originaria e, a quella identica ricerca, restare fedeli.

